Disegnare con la luce

Iniziare l'attività di team building parlando di luce, di pellicole, di sensibilità e di prodotti per sviluppare è stato un inizio affascinante, soprattutto quando si sono spente tutte le luci in sala e si sono accese solo quelle inattiniche installate ad hoc. È stato un bell'effetto vedere quelle luci rosse, verdi e gialle accese, eravamo tutti insieme come in una grande camera oscura, il buio ci rendeva tutti sensibili.
Era questo uno dei temi della nostra attività di team building:

"La sensibilità verso l'altro e il mondo esterno"

Per l'ultima convention internazionale ci siamo ritrovati per un giorno intero con le varie unità internazionali, la maggior parte di noi non si conosceva personalmente, tranne le nostre riunioni da remoto e qualche incontro diretto con qualcuno nelle varie sedi.

Essere ora immersi in quest'atmosfera tutti insieme è stato come vedersi tutti con la stessa luce. Sì, la luce; è stato questo uno degli strumenti dell'attività: utilizzare la luce per disegnare arrivando così alla definizione etimologica della parola fotografia, appunto la tecnica di disegnare con la luce. nelle varie sedi.

L'avvento del digitale, come in tanti settori, ha rivoluzionato alcune tecniche, e per molti di noi giovani sicuramente meno avvezzi a quello che è stato per le generazioni precedenti, il mondo analogico della fotografia, ci ha subito interessato. I coach dell'attività hanno iniziato a illustrarci alcune foto di maestri della fotografia e tra questi veniva spesso citato in presentazione Sebastiano Salgado, celebre fotografo e fotoreporter brasiliano, ampiamente considerato uno dei maggiori maestri della fotografia documentaria e umanista.

Per una giornata torniamo indietro al vero significato della fotografia, a disegnare con la luce. Il chiaro e lo scuro, le luci e le ombre e lavoriamo soprattutto sulle emozioni.

Alle volte, come dice Salgado, non siamo noi che facciamo la foto, è l'immagine, la situazione, la scena che ci chiama ad essere fotografata. Il concetto dell’incorniciare attimi, collezionare secondi fotografici deve scattare dal nostro istinto creativo. Non è importante scattare tante foto, ma aspettare lo scatto giusto e il momento giusto. Da oggi in poi, ricorda di chiederti sempre prima di scattare: cosa voglio comunicare a coloro che guarderanno le mie fotografie? Quale messaggio voglio che li raggiunga? Perché?

Ora è tutto più semplice la tecnologia ci permette di scattare tanto, velocemente e senza margine di errore tecnico, pensiamo invece ai fotografi di un tempo... con una sola lastra e una sola possibilità della scelta del giusto attimo fotografico. Ricordate che la fotografia è uno specchio, lo specchio di quello che siamo.

Sono stati questi alcuni punti che abbiamo fissato durante la presentazione dell'attività mentre sul grande bancone della sala che ci ospitava erano posizionati degli ingranditori con vicino dei semplici oggetti (foglie, piccoli utensili, forme di pasta) che servivano come oggetti per comporre un'immagine o meglio un Rayogramma (dal nome del suo inventore il fotografo degli '20 Man Ray).

Si è ottenuta così un'immagine senza macchina fotografica, solo posizionando gli oggetti su una carta foto sensibile che una volta esposta alla luce dell’ingranditore per pochi secondi e poi trattata in vaschette con soluzione alcalina che trasforma l'alogenuro d'argento esposto in argento metallico, avrebbe prodotto un'immagine.
Così ognuno di noi in gruppo ha potuto realizzare insieme la prima composizione di immagine fotografica senza utilizzo di macchine ma solo utilizzando la luce.

Finita questa prima fase introduttiva, le luci in sala si sono riaccese e soprattutto le porte laterali della sala che subito ci hanno aperto le porte al mondo esterno, quello che ci aspettava per esser da noi fotografato. Eravamo entrati ora nella fase viva della nostra attività di team building; divisi in sottogruppi avremmo dovuto realizzare insieme 12 scatti.

Per comodità di tempi e realizzazione avremmo scattato in digitale utilizzando i nostri smartphone ma applicando i principi e concetti della fotografia analogica appena trattati. Ognuno dei quali però sarebbe stato deciso e pensato insieme per arrivare ad un'immagine condivisa, partecipata e voluta e che principalmente trasmettesse l’emozione cercata e desiderata. Furono due ore intense di occhi attenti, di sguardi, di dettagli, ogni minimo particolare poteva portarci ad una composizione.

mani che si toccano



Il tempo degli scatti ci ha visto utilizzare sia gli esterni della location che ci ospitava, i giardini, il parco, il quartiere, le strade ma anche gli interni. Quello che sembrava apparentemente un luogo di pochi spunti creativi, si rivelò per tutti invece un mondo di ispirazioni, ma questo solo perché la vera ispirazione era entrare nel nostro modo di vedere e approfondire i dettagli, gli attimi e le situazioni.

Grande emozione poi è stata per tutti ritrovarsi nella stessa sala che ci aveva accolti all'inizio dell'attività, con il ruolo ora di spettatori uno del lavoro dell'altro.

Tutti i lavori fotografici di ogni singolo gruppo sono stati proiettati su grande schermo e tutti hanno potuto vedere e apprezzare i lavori degli altri team. Tutti illuminati dalla stessa luce, quella di documentare una realtà fatta di emozioni, questo è il Sale della terra, come il titolo del docufilm di Win Wender sulla vita e opere di Sebastiano Salgado.

Molto interessante è stato il lancio finale del nostro responsabile attività e le sue parole: "La prossima volta torneremo ancora a fotografare e ad emozionarci con la fotografia, e questa volta lo faremo per uno scopo benefico: ora che abbiamo preso confidenza con il mezzo e le nostre capacità, destineremo il tutto alla creazione di un album fotografico di gruppo destinato alla raccolta fondi per un progetto solidale". Non vediamo l'ora che si spengano nuovamente le luci e che torniamo insieme immersi nelfascino della nostra camera oscura per un nuovo team building solidale.