Alle volte può esser interessante nel raccontare
un'esperienza vissuta e condivisa con i colleghi, partire
dalla parte finale, o meglio da dopo il finale, quello
dei giorni successivi, quando viene voglia di approfondire
quanto sperimentato qualche giorno prima. Così la
ricerca personale va a immergersi nei temi trattati durante
un'attività di team building a tema improvvisazione
teatrale appena svolta. Sì, perché per
improvvisare non basta l'estro creativo del momento del
singolo e dell’altro, bisogna saper attingere alle proprie
risorse, specie quelle più latenti e alla
documentazione sia sul tema dell'improvvisazione e poi nello
specifico sull'improvvisazione teatrale.
L'improvvisazione sviluppa la creatività. Ogni
volta che dobbiamo adattarci ad una nuova circostanza
sorta all'improvviso, si innesca un processo creativo.
L'arte dell'improvvisazione è quella capacità
di adattarsi in modo estemporaneo e rispondere
sinceramente ed istintivamente alle circostanze variabili,
conferendo significato agli eventi inaspettati o agli
incidenti contestuali.
Inserite nel mondo lavorativo quotidiano, le tecniche
di improvvisazione teatrale possono avere risvolti
spesso sottovalutati: considerando l'attore non come
colui che rappresenta una scena in palcoscenico, ma
come colui che compie un'azione in differenti contesti,
si nota come l'attore prenda sempre più coscienza
di sé e trasmetta questo stato d'animo positivo
alla vita quotidiana e lavorativa.
Partendo da qui, si è arrivati al format di una
giornata di team building dal titolo ‘Impresa in Scena',
durante il quale sono state utilizzate le tecniche di
improvvisazione teatrale tra collaboratori esterni, manager
e colleghi d'azienda. Questa attività di team
building ha esercitato e sollecitato esempio le
capacità decisionali volte a risolvere quelle
situazioni in cui sono necessari rapidi e tempestivi
adeguamenti delle strategie lavorative.
L'obiettivo era quello migliorare la propria capacità
di ascolto e relazione per potenziare la capacità di
lavorare in relazione con gli altri. La predisposizione ad
un ascolto efficace ci è stato trasmesso durante
l'attività, è una dote che va coltivata,
tenuta in allenamento, e le metodologie applicate in questa
tipologia di team building lavorano proprio sulla percezione:
quindi durante l'attività son stati eseguiti degli
esercizi di improvvisazione teatrale prendendo spunto da
storie personali di noi partecipanti. Gli stessi poi son
stati rivisti e affrontati con diversi stili e modalità.
Nella fase inziale dell’attività una premessa sulle
origini dell’improvvisazione ha dato notizie ai partecipanti
sullo strumento che stavano per utilizzare, poi ognuno ha
avuto modo nei tempi successivi di poterle approfondirle.
L'improvvisazione teatrale è una forma di teatro
dove gli attori non seguono un copione definito, ma
inventano il testo lì per lì, improvvisando.
Essa comporta un grado di interazione con il pubblico
commisurato alla perizia tecnica degli attori.
Tracce di questa tecnica si trovano fin dai tempi di
Aristofane legata principalmente alla commedia e al
teatro popolare.
La tecnica dell'improvvisazione diventò fondamento
della Commedia dell'Arte (con questo termine si indicava
"Arte di memoria"), con le recite a soggetto, tanto da
diventare, con l'uso del canovaccio, la caratteristica
fondamentale della tecnica recitativa professionale.
L'improvvisazione, diventata strumento importante della
pratica teatrale, affonda le sue radici nella commedia
dell'arte del Cinquecento, quando iniziarono a nascere
le prime vere e proprie compagnie. La commedia dell'arte
era chiamata "commedia all'improvviso", dove gli attori
rispondevano spontaneamente agli stimoli immediati sulla
scena e poi su un canovaccio generico.
Tuttavia si può parlare d'improvvisazione solo
con l'avvento del teatro moderno, identificandola come
una tecnica, uno strumento per l'attore. Questo tipo di
espressione artistica è stata adottata da personaggi
del calibro di Stanislavski, Strehler, Peter Brook e
Grotowsky. Molti altri, forse meno famosi, li hanno
seguiti e ancora oggi ci sono artisti comici come
'Ale & Franz' che ne hanno fatto un programma di successo,
a testimonianza della sua validità e
dell'apprezzamento da parte del pubblico che ne consegue.
Caratteristiche fondamentali dell'improvvisazione
teatrale dei gruppi d'avanguardia novecenteschi sono
il lavoro di gruppo, la comunicatività, la
creatività e la capacità di prendersi
dei rischi, poiché gli attori non hanno neppure
la conoscenza di cosa faranno i loro compagni in scena.
Importante è anche la rapidità nel
prendere decisioni, e l'adattamento alle situazioni
impreviste che si possono verificare durante gli
spettacoli. Tutte queste cose sono sostenute da una
lunga, vasta e per niente spontanea conoscenza dei testi.
Improvvisare implica l'abilità di lasciarsi
andare, che aumenta con la diminuzione del tempo che
intercorre tra uno stimolo e la risposta. Vuol dire
rispondere senza pensare, senza preoccuparsi della
reazione del pubblico.
Per riuscirci, sono utili gli esercizi teatrali di
preparazione all'improvvisazione verbale e corporale:
con questi l'attore fa "vuoto mentale", non pensa a
nulla, concentrandosi per convogliare tutte le energie
personali e, quando è pronto, si 'butta'.
Nel lavoro dell'attore, è grazie
all'improvvisazione che si innesca il processo
creativo, ma nello stesso tempo avviene una
trasformazione a livello personale, una dilatazione
del proprio campo di esperienza, un processo che
aiuta a prendere coscienza di sé.
I vari momenti di improvvisazione vissuti, sia con
gli esercizi sia con le scene interpretate e messe
in scena ci hanno visti coinvolti e spesso stupirci
di noi stessi e dell’altro per la tempestività
di reazione, per le innovazioni e le soluzioni portate
e, spesso, per la grande umiltà delle inversioni
dei ruoli quando questi si interfacciavano fino a
scomparire e poi duplicarsi, quando la proposta di un
collega di scena veniva utilizzata esclusivamente per
portare valore aggiunto alla storia in corso.
Tutti gli argomenti trattati durante l'attività
possono essere riassunti nei seguenti temi riassunti
nel brief finale:
E tra tutti questi punti affrontati, uno pare rimasto
fisso nella mente di tutti: Mai dire no, o meglio se
proprio alla fine negazione sarà, prima parliamone,
costruiamone i punti, non è detto che un no non
si possa trasformare in un sì, non solo improvvisando,
ma specialmente vivendo.