Dragon boat e solidarietà

Per me tutto è iniziato a Marzo del 2014, proprio prima di Expo, quella manifestazione mondiale che, possiamo dirlo?, ha stravolto quella Milano che fluttuava un po' addormentata sotto tanti e vari aspetti. La darsena non era stata ancora riaperta dalla chiusura del 1979, questo è avvenuto esattamente un anno dopo, il 26 aprile 2015 appunto in occasione di Expo.

Mi sono preparata a lungo su questo argomento, tanto da averci fatto la tesi di laurea proprio in quegli anni. È cominciato tutto con quel mio primo accesso ad un dragone in compagnia di tante altre donne provenienti da varie città italiane (Torino, Pavia, Brescia, Val Cavallina) tutte con lo stesso obiettivo: partecipare alla prima edizione del Trofeo Dragon Boat Milano dedicato alle donne in rosa.
Tutto questo per dire che già nel 2014 ho avuto la fortuna di conoscere la disciplina del DRAGON BOAT e in particolare la sezione dedicata alle DONNE, le cosidette Dragonette del Dragon Boat Rosa.

Sì, l'intuizione di EventiAvanti nel 2014 rispecchiava il suo nome: una volta aperti la Darsena e il suo bacino, anche i dragoni avrebbero potuto fare il loro ingresso trionfale in quello che per secoli è stato il porto di Milano nel laghetto allora chiamato di Sant'Eustorgio. Ora loro si preparavano al momento dell'apertura della Darsena, sperimentavano le acque del lago di Boscaccio, nella periferia della città, in attesa poi il prossimo anno di farci l'ingresso ufficiale.

Da quella prima volta, appena possibile, ho sempre proposto alla mia azienda, come responsabile delle risorse umane, di coinvolgere i dipendenti in attività di team building a tema Dragon Boat.
Così è stato, e visto che in questi 12 anni ho cambiato tre aziende, sono riuscita ad organizzare ben cinque sessioni di attività di team building rispettivamente a Venezia, sul lago di Bracciano, a Torino e ovviamente anche nella mia Milano, sia sul Naviglio che sul Lago di Mezzetta a Trezzano.

Dragon boat a Venezia



Ognuna è stata un successo internazionale, perché ogni attività ha coinvolto anche delle risorse europee delle varie aziende partecipanti. Visto che la mia passione era diventata prima una tesi e poi anche un'attività con i colleghi e, soprattutto con le colleghe, posso con convinzione di causa raccontarvi che pagaiare in 20 su un dragone, a stretto contatto con la natura e con gli altri, (sì, a stretto contatto, perché ci si sfiora, ci si ascolta e ci si supporta a vicenda), crea una forte sinergia tra i partecipanti e un grandissimo beneficio fisico e mentale per il singolo e per il gruppo.

Tutti possono accedere a questa esperienza, anche chi non ha mai preso in mano una pagaia; e attenzione sempre a non chiamarla 'remo', per non entrare nel derby sportivo tra canoa e canottaggio.
Pagaiare con sincronia su un dragone è un'esperienza emozionante che crea una forte intesa. Si diventa un insieme unico, un'ottima metafora valida anche e soprattutto in ambito lavorativo .

Il concetto di tutti sulla stessa barca può sembrare scontato, ma sul Dragon Boat, che è un'imbarcazione paragonabile ad una grande canoa con la testa e la coda di drago, questo avviene talmente tanto che sono in molti quelli che una volta provato poi continuano a praticarlo come disciplina sportiva dilettantistica.

Per quanto riguarda le donne e le dragonette, ne approfitto per darvi alcune informazioni.
A fine Agosto sono stata in Francia con delle amiche: a Aix Les Bains si è tenuto il Festival mondiale di Dragon Boat.
Un mondiale dedicato alle donne operate di tumore al seno.
Un mondo tutto rosa, 4500 partecipanti provenienti da 25 nazioni, donne con lo stesso vissuto e con la voglia di mettersi in gioco.
È arrivato il momento di prendere la pagaia e spingere fino in fondo, ognuno per la sua piccola e grande battaglia.

Dragon boat rosa

La pratica del Dragon Boat per le donne operate di tumore al seno nasce nel 1996 a Vancouver, Canada, dalla volontà del Dr. Don Mackenzie, specialista in medicina sportiva e fisiologia dell'allenamento all'Università della British Columbia. Il suo progetto Abreast in a boat (In barca fianco a fianco) si presentò subito come un progetto ambizioso contro le teorie mediche diffuse fino a quegli anni che ritenevano che, dopo il trattamento chirurgico del tumore al seno, la parte superiore del busto dovesse essere tenuta a riposo per non causare le recidive di linfedema.

Il Dr. Mackenzie fu invece convinto della sua teoria sull'utilità di una disciplina sportiva adeguata e, dopo aver osservato che il movimento ritmico e ciclico della pagaiata costituiva una sorta di linfodrenaggio naturale favorendo la prevenzione del linfedema, scelse di indirizzare le pazienti verso il dragon boat come attività idonea da praticare come trattamento post chirurgico. Fu così che coinvolse nel suo progetto di ricerca 24 donne tutte con un'esperienza vissuta di tumore al seno.

Questo primo gruppo fu volutamente eterogeneo per età, capacità, forma fisica e mentale. Dopo un periodo di ferreo allenamento a terra e in acqua, le donne intervennero a una gara ufficiale sul percorso di 650 metri come prima squadra le cui partecipanti avevano tutte una storia pregressa di tumore al seno. Il successo sportivo e morale fu subito raggiunto: l'intero equipaggio si sentì in salute e condizione fisica migliori rispetto al passato, e a nessuna di loro si ripresentò il linfedema.

Dragon boat a Milano



Queste 24 pioniere avevano vinto la loro sfida, consolidando il proprio benessere fisico e mentale, grazie alla condivisione di questa forte esperienza, anche a livello emotivo: si scoprirono più forti e determinate nel continuare a praticare questo sport decidendo di utilizzare la loro attività e forza di gruppo nella sensibilizzazione verso la lotta contro il tumore.

Da quel giorno migliaia di donne, a ritmo di pagaiate, affrontano con successo la loro lotta quotidiana, spinte dal forte spirito di aggregazione, dalla consapevolezza di miglioramento della propria salute e di poter essere d'esempio nella lotta ad una malattia devastante.

Oggi a 30 anni dall'inizio di questi successi morali, fisici e sportivi con cui erano nate le prime ventiquattro donne rosa nel mondo - note anche come BCS, ovvero Breast Cancer Survivor - sono ormai oltre 200 le squadre di Dragon Boat Rosa, donne di tutto il mondo che si prodigano nella lotta contro il tumore al seno. Sono presenti equipaggi in Canada, negli USA, in Australia, Nuova Zelanda, Asia, Europa e anche Italia, con una buona rappresentanza di squadre in diverse città: Roma, Milano, Firenze, Pavia, Torino, Venezia, Cagliari, Catania, Brescia e altre ancora... tutte sulla stessa barca, abreast in a boat.

Dragon boat rosa 2014